Non scrivevo da parecchio in questo blog, ho deciso di tornare a farlo stanotte. Forse questo post risulterà in metta discontinuità coi precedenti... o forse no, perché in fondo chi scrive è la stessa persona, forse di un anno circa più matura, ma sempre la stessa. Ma alla fine questo blog è nato per mettere nero su bianco ogni cosa mi venisse in testa e avessi voglia di scrivere... quindi va bene.
Di cosa voglio trattare stanotte? Nono ne ho idea... lo scoprirò scrivendo.
Viviamo in un mondo di merda, siamo sfruttati, frustrati, alienati, incazzati neri. A volte non ci sembra neanche di poterla chiamare "vita", ma soltanto un susseguirsi di giorni che scivolano uno dietro l'altro come ramoscelli a galla in un fiume, persi in balia della corrente.
Siamo schiacciati da un sistema che ci vomita quotidianamente addosso tutta la sua follia, facendoci sentire indifesi al suo cospetto. Non ho voglia di parlare stanotte di cose troppo grandi, della contesa imperialistica tra grandi potenze, dello sfruttamento selvaggio, del capitalismo fagocitante, del dio denaro che governa le nostre vite. Però voglio soffermarmi su cosa riesce ancora a salvarsi da tutto questo, su quella parte di noi che qualsiasi sistema economico, qualsiasi politica internazionale, qualsiasi governo di qualsiasi stato, non riuscirà mai a controllare. Ed è quella stessa cosa che ci rende umani, che ci fa "restare umani".
STAY HUMAN scriveva Vittorio Arrigoni nelle sue lettere, lui che ormai ieri (dato che la mezzanotte è passata da un po') avrebbe compiuto 37 anni, lui che il 15 aprile scorso è stato ucciso a Gaza, in Palestina. Restiamo umani, perché alla fine, nonostante tutte le possibili divisioni che questo mosaico di bandiere, lingue e religioni che è questo pianeta ci impone, nonostante qualsiasi altra cosa, noi SIAMO umani. Lo siamo sempre.
Siamo umani quando guardiamo negli occhi una persona, siamo umani quando sorridiamo ad un bambino, siamo umani quando aiutiamo un anziano che non ce la fa, siamo umani quando non dimentichiamo di esserlo. Esiste qualcosa dentro di noi, che qualcuno chiama anima, qualcun'altro in altri modi, e che io personalmente fatico a dargli un nome. Ma esiste, ed è il comune denominatore che unisce ogni singolo Essere Umano di questo pianeta. Il problema è che con questo "qualcosa" non ci vai a fare la spesa. E che fare la spesa ci serve. E' il "mercato".
Ma la vita, quella vera, sta fuori dalle logiche di mercato. L'amore non è quotato in borsa, l'amicizia sincera non ha bisogno delle agenzie di rating, una lacrima non ha un prezzo al barile, per un bacio non si rilascia lo scontrino (in alcuni casi potrebbe anche darsi, ma quello è un'altro discorso). Può sembrare un discorso banale, ricolmo di retorica, ma pensiamoci. Qualcuno dice che il mercato domina il mondo, io penso che abbiamo ancora un margine di indipendenza. Non sprechiamolo. Restiamo umani.
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