giovedì 9 febbraio 2012

Smisurata preghiera. Fabrizio De André.

Alta sui naufragi dai belvedere delle torri,
china e distante sugli elementi del disastro,
dalle cose che accadono al disopra delle parole celebrative del nulla,
lungo un facile vento di sazietà, di impunità.

Sullo scandalo metallico di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna di dolore e di fumo,
che lascia le infinite battaglie al calar della sera,
la maggioranza sta, la maggioranza sta.

Recitando un rosario di ambizioni meschine,
di millenarie paure, di inesauribili astuzie.
Coltivando tranquilla l'orribile varietà delle proprie superbie,
la maggioranza sta:
come una malattia, come una sfortuna, come un'anestesia, come un'abitudine.

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria,
col suo marchio speciale di speciale disperazione,
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
per consegnare alla morte una goccia di splendore,
di umanità, di verità.

Per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio
e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici,
e di figli con improbabili nomi di cantanti di tango
in un vasto programma di eternità.

Ricorda Signore questi servi disobbedienti alle leggi del branco,
non dimenticare il loro volto,
che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti.
come una svista, come un'anomalia, come una distrazione, come un dovere.

domenica 5 febbraio 2012

STAY HUMAN


Non scrivevo da parecchio in questo blog, ho deciso di tornare a farlo stanotte. Forse questo post risulterà in metta discontinuità coi precedenti... o forse no, perché in fondo chi scrive è la stessa persona, forse di un anno circa più matura, ma sempre la stessa. Ma alla fine questo blog è nato per mettere nero su bianco ogni cosa mi venisse in testa e avessi voglia di scrivere... quindi va bene.
Di cosa voglio trattare stanotte? Nono ne ho idea... lo scoprirò scrivendo.
Viviamo in un mondo di merda, siamo sfruttati, frustrati, alienati, incazzati neri. A volte non ci sembra neanche di poterla chiamare "vita", ma soltanto un susseguirsi di giorni che scivolano uno dietro l'altro come ramoscelli a galla in un fiume, persi in balia della corrente.
Siamo schiacciati da un sistema che ci vomita quotidianamente addosso tutta la sua follia, facendoci sentire indifesi al suo cospetto. Non ho voglia di parlare stanotte di cose troppo grandi, della contesa imperialistica tra grandi potenze, dello sfruttamento selvaggio, del capitalismo fagocitante, del dio denaro che governa le nostre vite. Però voglio soffermarmi su cosa riesce ancora a salvarsi da tutto questo, su quella parte di noi che qualsiasi sistema economico, qualsiasi politica internazionale, qualsiasi governo di qualsiasi stato, non riuscirà mai a controllare. Ed è quella stessa cosa che ci rende umani, che ci fa "restare umani".
STAY HUMAN scriveva Vittorio Arrigoni nelle sue lettere, lui che ormai ieri (dato che la mezzanotte è passata da un po') avrebbe compiuto 37 anni, lui che il 15 aprile scorso è stato ucciso a Gaza, in Palestina. Restiamo umani, perché alla fine, nonostante tutte le possibili divisioni che questo mosaico di bandiere, lingue e religioni che è questo pianeta ci impone, nonostante qualsiasi altra cosa, noi SIAMO umani. Lo siamo sempre.
Siamo umani quando guardiamo negli occhi una persona, siamo umani quando sorridiamo ad un bambino, siamo umani quando aiutiamo un anziano che non ce la fa, siamo umani quando non dimentichiamo di esserlo. Esiste qualcosa dentro di noi, che qualcuno chiama anima, qualcun'altro in altri modi, e che io personalmente fatico a dargli un nome. Ma esiste, ed è il comune denominatore che unisce ogni singolo Essere Umano di questo pianeta. Il problema è che con questo "qualcosa" non ci vai a fare la spesa. E che fare la spesa ci serve. E' il "mercato".
Ma la vita, quella vera, sta fuori dalle logiche di mercato. L'amore non è quotato in borsa, l'amicizia sincera non ha bisogno delle agenzie di rating, una lacrima non ha un prezzo al barile, per un bacio non si rilascia lo scontrino (in alcuni casi potrebbe anche darsi, ma quello è un'altro discorso). Può sembrare un discorso banale, ricolmo di retorica, ma pensiamoci. Qualcuno dice che il mercato domina il mondo, io penso che abbiamo ancora un margine di indipendenza. Non sprechiamolo. Restiamo umani.

giovedì 2 dicembre 2010

Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo


Il 2 dicembre 1978, in occasione del trentesimo anniversario della firma della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, Giovanni Paolo II chiede a ogni Stato il rispetto della libertà religiosa dei propri cittadini.

Oggi, esattamente 32 anni dopo la lettera di Wojtyla, la redazione di questo blog vuole ricordare l'importanza che quel documento ha ancora oggi, in quanto ci ricorda che ogni uomo su questa Terra è da considerarsi uguale a ogni altro suo simile, condannando di fatto piaghe sociali quali discriminazione e razzismo, e sancendo quelle libertà che nessuno Stato può negare, in quanto acquisite con il solo, semplice fatto di essere venuti al mondo.

E lo fa pubblicando sul blog la Dichiarazione, in modo che chiunque voglia possa gratuitamente scaricarla e leggerla.

Per leggere o scaricare il documento clicca qui.




lunedì 29 novembre 2010

Link "di sensibilizzazione" su facebook

Da quando ha avuto diffusione il social network, si è iniziato con un martellamento quasi al limite dello spam con link riguardanti bambini gravemente malati, minoranze discriminate, cuccioli abbandonati etc...
Ma siamo sicuri che nella mente di chi mette in giro questi link non ci sia soltanto la voglia di voler lanciare un bel messaggio?

A parte il fatto che, secondo me, è praticamente inutile (per non dire di peggio) condividerli, a meno che non si tratti di eventi o organizzazioni di cui si vuole far conoscere l'esistenza.
Ma tutta quella roba "condividi per non lasciarli soli" oppure "se gli vuoi bene condividi" (e preferirei evitare di parlare dei link religiosi, dato che il post diventerebbe chilometrico) e tutte le altre trovate dello stesso tipo molto spesso hanno la mera e vile funzione di "fare pubblicità"

Che si tratti di una pagina fa, di un gruppo o di altro serve spesso a far aumentare la visibilità e quindi, potenzialmente, le iscrizioni, per gli scopi più disparati (web marketing, promozione a vario titolo, o soltanto semplice fame di notorietà).
Per quanto immorale (io direi immonda) possa risultare questa pratica, è purtroppo molto diffusa sul web, e non solo su facebook. Fai attenzione, non fare il loro gioco.

La solidarietà verso chi soffre davvero si dimostra nella vita di ogni giorno, non condividendo un link su internet.