mercoledì 30 giugno 2010

Una giornata libera

Oggi non ho lavorato. Ovviamente non è questa la notizia, anche se dati i tempi potrebbe anche esserlo. E' stato strano svegliarmi tardi, senza la minima angoscia o premura. Ero completamente tranquillo. Per qualche secondo sono rimasto fermo a godermi questa sensazione.
Non dovrebbe essere qualcosa di nuovo per me, dato che per tutto l'inverno non ho fatto quasi niente che potrebbe considerarsi "utile" per me o per gli altri, tranne qualche fugace occasione.
E invece, nonostante lavori a ritmo serrato soltanto da poco più di un mese, sembrava che non avessi fatto altro per tutta la vita, e questa giornata libera era un po' come tornare a respirare dopo una lunghissima apnea. Me la sono goduta.
I miei amici, il mio paese, il "mio" bar. E' stato come riaprire uno scrigno vecchio di decenni e ritrovarci dentro tante cose belle che avevi accantonato. Per un motivo o per l'altro.
Nonostante centinaia di giornate passate senza "fare niente" nei mesi scorsi, questa l'ho sentita diversa. In un certo senso ho sentito quasi, a differenza delle altre, di meritarmela.
E' proprio vero, per apprezzare certe cose bisogna prima perderle, per poi riscoprirle.
Quindi viva le giornate libere, e gli attimi di gioia che sanno regalare.
Poi, domani, si torna al lavoro.

“Lettera al figlio" (Rudyard Kipling)

Adesso si è fatto molto tardi e bisogna andare a letto.
Ma un'ultimo post lo voglio lasciare.
Godetevi questo:


Se riesci a mantenere la calma quando tutti intorno a te
la stan perdendo e te ne attribuiscono la colpa,
se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te
ed essere indulgente verso chi ti dubita;
se sai aspettare e non stancartene,
e mantenerti retto se la calunnia ti circonda
e non odiare se sei odiato,
senza tuttavia apparire troppo buono né parlare troppo da saggio;
se sai sognare senza abbandonarti ai sogni;
se riesci a pensare senza perderti nei pensieri,
se sai affrontare il Successo e la Sconfitta
e trattare questi due impostori nello stesso modo;
se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto
distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui;
se sai guardare le cose, per le quali hai dato la vita,
distrutte e riesci a resistere ed a ricostruirle con strumenti logori;
se sai fare un fascio di tutte le tue fortune
e giocarlo in un colpo solo a testa e croce
e sai perdere e ricominciare da capo
senza mai lasciarti sfuggire una parola su quello che hai perso;
se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi muscoli
a sorreggerti anche quando sono esausti,
e così resistere finchè non vi sia altro in te
oltreché la volontà che dice loro: "Resistete!";
se riesci a parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà,
o ad avvicinare i potenti senza perdere il tuo normale atteggiamento,
se nè i nemici né gli amici troppo premurosi possono ferirti,
se per te ogni persona conta, ma nessuno troppo;
se riesci a riempire l'inesorabile minuto
dando valore ad ogni istante che passa:
il mondo e tutto ciò che è in esso sarà tuo,
e, quel che conta di più, tu sarai un Uomo, figlio mio!

Rudyard Kipling

Te la senti di giocare?

Ho passato gli ultimi venti minuti a pensare a quale dovesse essere l'argomento del primo "vero" post di questo blog. Non mi è balenato niente di soddisfacente. Allora ho pensato che, forse, sarebbe stato meglio iniziare a scrivere. Magari qualcosa sarebbe saltato fuori. Quindi scrivo.
Mentre lo faccio mi guardo intorno, cercando ispirazione. Una poltrona, un tavolino, una valigia di fiches da gioco... ecco potrei parlare del poker. Ma qualcuno mi direbbe che sono fissato. Me ne sbatto e lo faccio lo stesso.
Chi non conosce il poker? Sia quello tradizionale o una delle tante varianti che esistono? Eppure forse pochi sanno quanto questo gioco sia simile alla vita di tutti i giorni: ci vuole culo.
Ma anche fegato. La sorte può regalarti una buona mano, ma basta un attimo a bruciartela. E dopo sei fottuto. Ma si può sconfiggere la sorte, è possibile far credere agli altri di avere ciò che in realtà è parecchio distante da ciò che possiedi realmente. Si chiama bluff. Ma devi giocartelo bene, da attore consumato. In quel momento non importa chi sei, importa soltanto quello che tu mostri di essere. Ovviamente, devi essere credibile, nella vita non si incontrano solo polli.
E devi avere coraggio. Devi credere nelle tue carte, quando pensi che siano vincenti. Non devi farti spaventare da nessuno, neanche da un "all-in" dritto in faccia. Perchè se va bene, hai vinto! Se va male, (perchè per quanto una persona sia convinta delle proprie possibilità, può anche girare storta) lì entra in gioco un'altra qualità: il carattere. Devi rialzarti, riprenderti al più presto della botta subita e tornare subito in partita. Gli altri giocatori, da dietro i loro occhiali scuri, non stanno fermi ad aspettarti, ne a compatirti.
Ma attento, nella vita le occasioni non sono infinite, e quando perdi tutto... sei eliminato.

Salve

Eccoci qua. Salve a tutti!
Ho creato un blog... e fino a qui, mi direte, c'eravamo arrivati tutti. Bene.
Dicono che il primo post consiste sempre nella presentazione del blog. D'accordo:
questo è un blog "a titolo personale", dove leggere quotidianamente (almeno spero) riflessioni, pensieri, deliri ed esperienze del sottoscritto.
L'argomento? Tutto quello che mi passa per la testa...
Il perché ho deciso di creare un blog è forse da ricercarsi in quella naturale tendenza umana a mettere in mostra se stessi, oppure nella necessità che ognuno ha di potersi esprimere, ed essere magari compreso. O molto più semplicemente, nel fatto che domani ho il giorno libero e stanotte non avevo niente di meglio da fare...
Qualunque sia la ragione, prego accomodatevi.

Il Bombarolo